mercoledì 26 novembre 2014

UFFIZI IN CINA E LA CESSIONE DEI DIRITTI SULLE OPERE D'ARTE: UN ALTRO PATTO DEL NAZARENO INTERNAZIONALE?




Qualche giorno fa su “La Nazione” abbiamo potuto leggere che …” gli Uffizi andranno a Shangai”: ci sono tante opere d’arte nei depositi, perché non approfittare dell’opportunità di grandi capitalisti cinesi disposti a finanziare questo progetto? I “mecenati” costruiranno un grande bellissimo museo,  in prestigiosa location, onde far convergere opere dagli Uffizi e quindi promuovere il nome di Firenze, il brand (?) fiorentino. Contenti dell’iniziativa?
Non ne sapevamo nulla, ma dice il Sindaco che a gennaio si perfezioneranno gli accordi. Quali?
Non c’è alcuna informazione a riguardo: certo le opere appartengono al Demanio Culturale ( Art. 822 C.C), sono tutte catalogate, sono inalienabili, ma forse sono alienabili alcuni diritti poiché le Norme per la Circolazione dei Beni Culturali non sono perfette.
Ma cosa vogliono fare?
E’ necessario  spiegare qualcosa. Cominciamo dalla fine:
la Signora Nicoletta Mantovani ved. Pavarotti, eletta nelle liste Pd, per cui è stato costituito un apposito Assessorato ai rapporti internazionali, ha avuto una delega per andare in Cina a sondare il terreno; ma già il consigliere Forza Italia Mario Razzanelli ( ex Firenze c’è, ex Lega) che da molti anni fa import export fra Italia e Cina, era solito dichiarare di accarezzare un sogno: portare gli Uffizi in Cina.
Pare che il sogno si avveri e si faccia sul serio, Mario Razzanelli ha accompagnato il Sindaco Nardella in Cina:  foto su La Nazione, un abbraccio su sfondo cinese. Ma c’è di più: pare che siano stati siglati accordi che a gennaio si perfezioneranno.
Che tipo di accordi? Che tipo di impegni sono stati presi a nostra insaputa?
Stante l’inalienabilità dei Beni, è stata prefigurata una qualche “cessione di diritti”?
“ I beni del demanio Culturale non possono essere alienati, ne’ formare oggetto di diritti a favore di terzi” così recita l’Art. 53 del Codice dei Beni Culturali.
In ogni caso se sono stati ceduti diritti noi non avremo mai più la forza di ricomperare: accordi da respingere, da stracciare, non da perfezionare!
Nell’Art 66 si considera possibile l’esportazione temporanea per manifestazioni, con tutto un corredo di condizioni fra le quali la sicurezza del trasporto e della conservazione, ma si vieta l’esportazione di un fondo principale di una determinata raccolta.

Le opere conservate nei depositi degli Uffizi, forse non sono definibili come “fondo principale”, ma possono ugualmente essere fragili, preziosi documenti “di scuola”, “di bottega”: documenti che costituiscono la “storia dell’Arte”, i documenti dell’elaborazione, del percorso.
Il valore del nostro Patrimonio  è dato proprio dal fatto che noi non abbiamo 2,100, 500 capolavori assoluti, collezionati da qualcuno e recapitati ai nostri musei non si sa come, isolati dal proprio contesto: noi abbiamo i capolavori assoluti e il contesto che li ha prodotti e li ha accompagnati, che li ha studiati e assimilati ed a sua volta ha dato luogo ad altri prodotti artistici.
Il nostro Paese è stato sistematicamente svuotato da grandi ladri organizzati: per mesi, dopo il sacco di Roma colonne di carri hanno trasportato refurtiva artistica nel nord Europa; per secoli nobili a corto di soldi e parroci sprovveduti hanno fatto cassa svendendo arte, reperti, libri, di tutto.
Ma nel 1602 il Granducato Mediceo fissava un elenco di Autori che non si potevano vendere.
Lo Stato della Chiesa con l’Editto del 1820 di Mons. Pacca poneva le basi giuridiche della tutela, della catalogazione, del concetto di Patrimonio inalienabile, fondandosi sul Diritto Romano.
Finalmente nel 1939 arrivò la Legge Bottai e lo Stato ebbe regole più certe.
Ma le Leggi hanno sempre  le deroghe, anche l’attuale Codice, proprio sulle esportazioni.
Come si verrebbe a configurare il trattato Nardella/ Razzanelli/Shangai? In Cina si costruisce una splendida costosissima struttura museale atta ad ospitare opere provenienti dal Museo degli Uffizi:
perché gli investitori abbiano un profitto ( non si fa niente per niente) è necessaria una “certa quantità” di opere. Quante? Chi le sceglie? A rotazione? Per quanto tempo? E se casca l’aereo?
E se affonda la nave? E poi, un giorno, vorranno  anche le opere del “piano di sopra”?

domenica 16 novembre 2014

TRAMVIA E TAV A FIRENZE, UN UNICO DISASTRO INCOMBENTE NEL SILENZIO GENERALE

Sono in atto a Firenze opere che costituiscono potenziali gravissimi rischi all’intera Città, due distinti progetti ad altissimi costi e ad altissimo impatto urbanistico e ambientale secondo fattori che mai vengono valutati, la reversibilità o l’irreversibilità delle opere: - la Tramvia sarà parzialmente reversibile ma a costi sociali elevatissimi. - i tunnel dell’ Alta Velocità saranno una irreversibile alterazione del sottosuolo di Firenze e costituiranno un danno permanente e dagli effetti incontrollabili. Nonostante la proclamata “informazione e partecipazione” ben pochi cittadini sanno effettivamente in cosa consistano i progetti, se in essi siano contenuti rischi, quando si manifesteranno e dove e come si produrranno le temute conseguenze. Descriviamo di seguito sinteticamente quelle che si definiscono “criticità dei progetti” : in effetti sono autentici RISCHI insiti nei progetti, desunti dai progetti stessi, di cui gli amministratori dovrebbero rispondere oggi stesso ai cittadini. Nulla di quanto segue è una personale ipotesi -//////////- TRAMVIA, UN PROGETTO SBAGLIATO A RISCHIO MOLTO ELEVATO. Pochi sanno o riescono a valutare che tutte le linee faranno esclusivamente capo a S.M.Novella, cioè che lo scambio fra una linea e l’altra avverrà solo a S.M. Novella, senza altra connessione e comunicazione fra un quartiere e l’altro, non solo: sarebbe stato logico che un passeggero, trovandosi già su di un treno ( perché la tramvia non è altro, date le dimensioni dei vagoni, del passo dei binari, e perché progettata da Italferr) potesse accedere direttamente alle linee ferroviarie; niente di tutto ciò. Questo è uno degli errori progettuali. Ma c’è dell’altro. Cosa avverrà alla Fortezza: tutto intorno al Monumento verranno scavati tunnel per il traffico automobilistico, la Tramvia sarà in superficie su una grande soletta artificiale. I tunnel si posizioneranno a quota inferiore rispetto al letto del Mugnone e saranno provvisti di sirene d’allarme in caso di allagamenti ( previsti), poiché se il Mugnone fosse in piena non potrebbe ovviamente ricevere altre acque. Gli automobilisti, al suono delle sirene, dovranno abbandonare i veicoli e mettersi in salvo, ed anche i passeggeri delle tramvie. In ogni caso fra Fortezza e Viale Lavagnini vi sono livelli idrici a 3,30/ 3,50 metri dal piano stradale ed ivi transita il Fognone principale costruito da Giuseppe Poggi, proveniente da Piazza Indipendenza in raccordo con quello proveniente da Piazza della Libertà. Si sottolinea che negli strumenti urbanistici tutte le abitazioni e le strade del quartiere Statuto /Vittoria sono in zona classificata A RISCHIO IDRAULICO MOLTO ELEVATO ( sarà per questo che sta tornando a galla il progetto di parcheggio sotterraneo in Piazza della Vittoria?) e che tutta la linea 3.1 si sviluppa in Zone a rischio da medio ad elevato: sarà per questo che le sponde del Mugnone da tenere in PROTEZIONE ASSOLUTA, si stanno modificando pesantemente, per costruire un ponte di ferro a 4 corsie che viene detto “temporaneo”. Mentre si registrano immensi danni a città e paesi e si contano i morti, qui ci si affida alle sirene. Ma non è tutto, non è finita - //////////- SOTTOATTRAVERSAMENTO ALTA VELOCITA’ ALLA FORTEZZA DA BASSO. In quote inferiori ai tunnel veicolari saranno posizionati i due tunnel dell’Alta Velocità: per quale motivo progettuale o minimamente razionale il percorso dei due tunnel debba inoltrarsi sotto alla Fortezza ( due tunnel contenenti ciascuno un solo binario) per poi girare e andare a Campo di Marte lo si ignora, ma è ben presente il motivo per cui opere del genere avrebbero dovuto essere proibite: per il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE. Infatti sorvolando sul percorso in curva, in discesa prima, in salita poi, e sulla seconda curva alle Cure, sulla velocità ridottissima dei convogli, pare non più di 60 km/h ( alta velocità?) è assai tranquillizzante leggere nelle Valutazioni di Impatto Ambientale del Progetto che la Fortezza sarà lesionata, ma solo un pochino, danni “estetici”alle murature. Dipenderanno dallo sprofondamento delle fondazioni a causa dello scavo, ma sarà uno sprofondamento estetico: qualcuno dirà che era previsto, tutto sotto controllo, tutto consolidato con tanto cemento. Anche nei tunnel si raccoglieranno acque, forse acque piovane, forse liquidi inquinanti sversati da convogli “merci”: si dovranno costruire cisterne ( ma poco capienti, gli spazi sono ristretti, 60 mq) da cui saranno pompate, dove? Nel Fognone del Poggi e quindi in Arno. Vi saranno però le cosiddette opere di mitigazione: le acque di falda che pervengono dal versante nord delle colline, importantissimi apporti idrici alle ghiaie su cui è fondato il centro di Firenze, non possono essere fermate. Il doppio tunnel è in effetti una diga sotterranea contro cui si fermerebbero le acque che scendono da nord, ma ciò è stato valutato: si scaveranno batterie di “pozzi” ( ben sette metri di diametro ciascuno) per consentire alle acque di falda di sottopassare l’ostacolo e proseguire nel proprio corso, e per impedire sprofondamenti dei terreni si inietteranno raggiere orizzontali di cemento. Per movimenti di altro tipo non si sa. E’ chiaro che il sottosuolo di Firenze sarà alterato eternamente. Ma nello Studio di Impatto Ambientale si dicono altre cose, molto inquietanti. - La durata dell’opera è prevista per 500 anni valutando gli effetti CHE L’AMBIENTE AVRA’ SULL’ OPERA. Sì, lo scopo della Valutazione è stato questo, non vi sono preoccupazioni per l’inverso. Si prevedono danni di tipo estetico, rimediabili, anche sugli edifici abitativi, se saranno lesioni importanti meglio demolire subito, costa meno. E poi dato che i terreni in cui sono immersi i tunnel sono inquinati e pieni di robaccia, il cemento potrà essere corroso, ma per 500 anni dureranno, d’altro canto la qualità dell’opera deve essere garantita, i soldi devono essere ben spesi, sono denaro pubblico! - Gli edifici in cui si prevedono lesioni sono quelli “a perpendicolo” sui tunnel: le vibrazioni della “talpa” non produrranno effetti laterali; anche l’effetto dell’ammanco di terra scavata è previsto. Tutto previsto? Le previsioni sono fatte per mezzo di “modelli”, ma i cittadini non sanno se: - i modelli sono affidabili ed hanno una comprovata capacità di adattarsi alla specificità del sottosuolo di Firenze, un sottosuolo molto disomogeneo. - I dati inseriti nei modelli sono attendibili. Infatti da progetto sono previste “rivalutazioni complessive in corso d’opera”. In altre parole, se i modelli non funzioneranno, decideremo lì per lì, d’altronde l’ex sindaco aveva detto “ con la scienza e la tecnologia oggi si riesce a fare tutto”. Infatti. Ma la Valutazione di Impatto Ambientale dice/non dice altre cose - ///////- TUNNEL A.V. E CENTRO DELLA CITTA’ La Valutazione di Impatto Ambientale dice che esiste ed è attiva l’antichissima falda del Mugnone che si dirige verso il centro della Città: è rilevata in Piazza Savonarola, in Piazza SS. Annunziata: quanto dista il Duomo? Il Giornale di Cantiere di Arnolfo di Cambio riporta che tolto lo strato di poche braccia di terra fu trovata “ la ghiaia buona entro l’acqua” e lì furono scavate le fondazioni di Santa Maria del Fiore, che si trovano appunto tuttora nelle ghiaie entro l’acqua, come confermato da carotaggi recenti. Ma non dicono quanta acqua verrà sottratta alle ghiaie su cui poggia il centro della Città! Una recente relazione ufficiale rileva che l’acqua di falda a monte del tunnel a Campo di Marte è cresciuta di 1,5 metri ed a valle si è abbassata altrettanto; quindi segnala che: E’ NECESSARIO RIVALUTARE COMPLESSIVAMENTE IL SISTEMA DI CONTINUITA’ DI FALDA ALL’IMBOCCO SUD: ovvero il modello su cui si sono basate le Valutazioni di Impatto del Progetto non è sicuramente attendibile. I tempi attuali di percorrenza da e per Roma: 1 ora e 20 minuti, da e per Milano: 2 ore. I treni ad alta velocità passano, VALE LA PENA RISCHIARE DI COMPROMETTERE IL SOTTOSUOLO SU CUI POGGIA FIRENZE per andare a Roma in 1 ora e 15 minuti? Solo danni di tipo estetico, come alla Fortezza? Vale la pena far correre a Firenze, all’immenso Patrimonio d’arte, di civiltà, qui depositato un qualsiasi rischio? Le considerazioni di cui sopra sono interamente desunte dai testi allegati ai progetti, e contenute in una Relazione di tipo più tecnico, già sottoposta alla valutazione di esperti.