domenica 2 luglio 2023

PARIGI BRUCIA, LA FRANCIA È IN FIAMME.


Lo scontro duro era già nell'aria da tempo e non è la prima volta che accade nelle banlieue, ecco come ha avuto inizio:

 La Francia è in fiamme e ben quarantamila tra agenti di polizia e della Gendarmeria sono stati schierati, cinquemila nella sola capitale. Somiglia pericolosamente a una vera e propria guerra civile quel che sta accadendo, senza sosta, da due giorni, in tutte le principali città francesi. La morte di un ragazzino di 17 anni, ucciso dalla polizia in circostanze da chiarire, ha acceso la miccia della rivolta. Solo la scorsa notte ci sono stati quasi 4mila roghi e 875 arresti. Il ministro dell'Interno: "Stop ai mezzi pubblici dalle 21". Tutto è iniziato martedì mattina, quando un ragazzo di 17 anni, dopo essersi rifiutato di obbedire agli ordini di una pattuglia, è stato ucciso in circostanze che restano da chiarire. Secondo quanto ricostruito, pur non avendo la patente il giovane era alla guida di una Mercedes gialla con targa polacca. Quanto accaduto ha innescato violente proteste che via via si sono allargate a macchia d'olio in tutta la Francia con barricate, cassonetti e auto incendiate. Scontri che hanno infiammato le banlieue e le periferie delle principali città francesi.

La Francia è in fiamme, dunque, materialmente e simbolicamente. A Villeurbanne, nei pressi di Lione, si è anche verificato un violento incendio in un palazzo raggiunto addirittura da colpi di mortaio. Quattro feriti gravi sono stati portati in ospedale d’urgenza e almeno 35 appartamenti sono stati dichiarati inagibili. Siamo oltre le 48 ore di disordini, incendi, saccheggi, arresti e violenze, municipi, scuole e commissariati incendiati o attaccati. Auto incendiate, colpi di mortaio e tafferugli con la polizia a Lille, Amiens, Saint-Étienne, Digione, Clermont-Ferrand, Strasburgo e Lione. Il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, ha parlato di “una notte di violenze insopportabili contro i simboli della Repubblica“ La Francia palesa il fallimento dell’approccio multiculturale che viene spesso celebrato anche a casa nostra, ma che in realtà nasconde una convivenza pressoché impossibile e ancor più forte in una crisi politico-economica che bussa forte facendo risuonare la recessione in ogni angolo della Francia. In queste ultime ore c’è stato un altro morto.

 

 

La convivenza è impossibile per lo stato di abbandono delle banlieue, a causa di formazioni di vere e proprie enclave di immigrati e per la grave crisi economica che attraversa tutta l'UE provocata dai continui rialzi del costo del denaro e soprattutto dalla nefasta transizione ecologica e tecnologica che ha generato problemi mettendo in atto i programmi voluti dal WORLD ECONOMIC FORUM a tutto ciò si aggiungono le provocazioni di vario tipo anche religiose accentuate da diversità e fanatismo suscitate ad hoc per distogliere l'attenzione dalla tempesta della recessione economica che sta già colpendo i più deboli per indirizzarla in uno scontro etnico: questo è il grave rischio che incombe sulla Francia. Potrebbe arrivare anche in Italia. 

Inoltre questo punto è importante in quanto storicamente già accaduto: i rivoltosi sebbene siano francesi di seconda e terza generazione, non si sono mai sentiti francesi e non si sono mai integrati. Ciò che sta succedendo in Francia era già scritto nella storia della caduta dell’Impero Romano, culture non assimilabili non potranno mai essere integrate perché l’identità di origine prevarrà sempre fino a quando questi nuovi francesi non capiranno che sono diventati strumento in mano alle forze del capitale che li usa come vuole.

 La situazione è esplosiva in Francia ed è generata dal sistema capitalistico  che vige da oltre due secoli in Europa, la regola che applica è da manuale: si genera la violenza come reazione all’uccisione del giovane per scatenare gli immigrati e far in modo che la gente chieda misure straordinarie di sicurezza al governo. In tal modo Macron spera di mantenere il potere già compromesso dalle grandi manifestazioni contro la riforma delle pensioni e dalle grandi manifestazioni dei gilets jaunes. Tuttavia è un potere smascherato perché non si appoggia sul consenso della maggioranza della popolazione ma vive in quanto si basa sulla stabilità delle istituzioni e sulla gestione degli apparati di repressione del dissenso cioè sull’uso della forza. La rivolta nelle città continua ancora e potrebbe trasformarsi in una lotta di proletari, ghettizzati dal potere delle élites francesi, contro chi ha deciso di utilizzarli come merce per attività lavorative che non richiedono specializzazioni ma per compiere questo passo devono prima prendere coscienza di chi sono realmente ora invece di sentirsi soggetti sdradicati dalla loro origine a cui rimangono attaccati per non perdere la loro identità; se non fanno questo passaggio qualitativo rimarranno sempre strumento in mano al capitale che prima li usa contro i francesi autoctoni per tenere bassi i salari e poi li emargina nelle banlieue.

 È questo il tipo di societá che le élites globaliste stanno creando. Una societá fatta di finti diritti,di disuguaglianza e di chaos. Infatti dalla Francia le "rivolte" sono arrivate in Svizzera, a Losanna. Diversi i negozi vandalizzati. Ciò richiede lo spiegamento permanente delle forze di polizia così come vogliono i globalisti. Mentre il clima in Francia è ormai da guerra civile, davvero si può pensare che sia tutto dovuto all'assassinio di Nahel?

 Video importanti link:

 Parigi il giorno dopo. È questo il tipo di societá che le elites globaliste stanno creando. Una societá fatta di finti diritti,di disuguaglianza e di chaos. | By Come i treni a vapore | Facebook

  Davide Porro: Ecco cosa si cela dietro la rivolta in Francia: è la madre di tutte le battaglie! | By Come i treni a vapore | Facebook