martedì 5 maggio 2015

Che cosa è l'economia circolare?



Il due maggio scorso a Firenze durante una conferenza stampa tenuta a Palazzo Medici Riccardi sul tema “Ecologia, biodiversità e ambiente”, il Ministro dell'Ambiente del Governo italiano Gianluca Galletti, ha lanciato la sua frase storica come un proclama, dicendo che d'ora in avanti tutto cambierà: “ l'economia lineare è finita, comincia l'era dell'economia circolare”.
Ha preannunciato a tutti noi sciuponi, che abbiamo sperperato le nostre risorse, la fine del modello di sviluppo lineare che trasformando le materie prime produce beni e merci, li usa, e dopo li getta in discarica.
Questo modello cambierà, ne occorre uno nuovo, circolare, ovvero uno in cui i materiali usati vengono riciclati e recuperati.

Il Ministro pare abbia trovato la soluzione ad un annoso problema già sondato e analizzato nei rapporti del Club di Roma “Terzo Rapporto: Progetto R.I.O. – per la rifondazione dell' Ordine Internazionale 1977” e “ Quarto rapporto: Oltre l'età dello spreco. 1976”
Nessuno di questi rapporti e tanto meno il Ministro ci dicono però come stanno realmente le cose; infatti siamo passati da un'economia produttiva durata fino agli inizi degli anni '60 ove i beni prodotti erano nel tempo durevoli e di buona qualità, quindi riparabili, ad una economia in cui i beni prodotti NON DEVONO durare nel tempo, la loro riparazione DEVE essere antieconomica e successivamente proprio IMPOSSIBILE.
In seguito col boom economico inizia l'era del consumo e si creano i consumatori perché in gran parte vengono indotte fittizie necessità dal mercato, dalla pubblicità, dagli studi approntati da sociologi, da psicologi che inventano il “marketing”; questo nuovo sistema così congegnato ha fatto sorgere il problema del consumismo che prima non c'era, ha creato i rifiuti e la necessità di disporre di discariche con tutto il malaffare che ne è venuto.

Gli stessi che hanno prodotto il consumismo con un'offerta folle di prodotti e beni di consumo di qualsiasi tipo, detengono anche i fili invisibili del mercato ed hanno ora anche la soluzione da proporre: decrescita e recupero e riciclo di materiali da reimmettere nel ciclo produttivo.
Sembrerebbe una cosa buona, in realtà non va minimamente a toccare il nocciolo del problema e cioè il consumismo, il cumulo di rifiuti e la scadente qualità dei prodotti dei beni e delle merci.

Perché le case produttrici (multinazionali….) non vogliono creare beni durevoli, di qualità e soprattutto riparabili, permettendo a tecnici ed artigiani autonomi di riformarsi e tornare a dar vita ad attività in proprio e autonome? In questo modo gran parte dei rifiuti sarebbe eliminata, non ci sarebbe proprio, ma tornerebbe ad esserci un diffuso benessere.
Non vogliono farci uscire da questo circolo vizioso per continuare il giochino del consumismo, utilizzando questa volta materiali di scarto riutilizzati e rigenerati, la cui qualità sarebbe ancora più scadente ma ci verrebbe gabellata come ottima, ma non solo: le merci così prodotte sarebbero la soluzione per diminuire e riutilizzare i rifiuti, per risparmiare le materie prime, e costituirebbero titolo di merito “civile” per il sensibile acquirente.
Per questi motivi si può dire che l'economia circolare serve ad aumentare il riciclaggio dei materiali di scarto al fine di mantenere alto il consumismo con una enorme, folle offerta di beni e merci prodotte e di bassa qualità.
L'immondizia, come già aveva intuito Pierpaolo Pasolini, viene ad assumere un valore essenziale come materia prima, e tende ad acquisire una valenza superiore al lavoratore che, per contro, è sempre più precario, rifiutabile, marginabile, variabile dipendente dalla MONNEZZA.
Essa è diventata il nuovo oro che il Re Mida del Nuovo Ordine ha avuto l'idea di toccare mentre era scoria da eliminare, nello stesso tempo l'essere umano è divenuto il nuovo rifiuto del ciclo produttivo.


MENTRE SCRIVEVAMO DI MONNEZZA ABBIAMO SENTITO IN STRADA UN RUMORE DI CINGOLI: DEVE ESSERE PASSATO L'ITALICUM……...




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