giovedì 18 febbraio 2016

ADDIO MARE NOSTRUM



L’ITALIA CONTINUA A PERDERE, GRAZIE AI SUOI GOVERNANTI, PEZZI DI  SOVRANITA’. CEDERE AD ALTRI  “IL POTERE SOVRANO”  DEL POPOLO ITALIANO  E’ DIVENTATO  IL NUOVO SPORT .TUTTO  E’ INIZIATO CON LA DEINDUSTRALIZZAZIONE FORZATA PER ARRIVARE ALLA SVENDITA E PRIVATIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’ ECONOMICHE PUBBLICHE E SERVIZI  DI  STATO. LA PERDITA DELLA SOVRANITA’ MONETARIA  E’ STATA  LA BOTTA FINALE, COSI’ SEMBRAVA. INVECE……” LA COSA” NON E’ FINITA….. 
Il 21 marzo 2015, i Ministri degli Esteri di Italia e Francia hanno concluso un clamoroso accordo che prevede la cessione di enormi porzioni di territorio marittimo a nord della Sardegna. Gli incontri bilaterali erano iniziati nel 2006 con Prodi e si sono svolti nel completo segreto dei media e del Parlamento. A farlo venire alla luce è stata la vicenda dei pescatori sardi e liguri, fermati dalle autorità francesi per sconfinamento marittimo, i quali ora si lamentano di aver perso una zona redditizia per la loro attività ittica. Per il Parlamento italiano l'accordo però non è ancora entrato in vigore, perché non ancora ratificato a Roma

Di segreto c’è ben poco, visto che le foto della firma del trattato e la cartina dei nuovi confini sono stati pubblicati sul sito del Service hydrographique  et océanographique de la Marine (Shom), che si occupa della materia per conto del ministero degli esteri francese, e che il Parlamento francese lo ha già ratificato. Il problema è che il trattato di Caen al Parlamento italiano non ha nemmeno iniziato l’iter di ratifica e che nessun parlamentare italiano si era preso la briga di capire cosa avessero firmato quasi un anno fa Fabius e Gentiloni in Bassa Normandia, almeno fino a che non è stato fermato il peschereccio ligure e poi rimandati indietro quelli sardi. I pescatori liguri avevano accusato la Gendarmerie francese di comportamento piratesco e anche la Guardia Costiera e la Regione Liguria dicono di non essere state informate del trattato sui nuovi confini marittimi. E’ quindi scoppiato un caso diplomatico e politico sulla cessione di questa porzione di Mar Ligure, ricca di risorse ittiche, alla Francia. L’eurodeputata del PD Renata Briano( anche essa all’oscuro del trattato), ex assessore all’ambiente della Liguria e facente parte della commissione pesca a Strasburgo, ha portato il caso fino al Parlamento europeo.


ECCO COME SI SONO SVOLTI I FATTI :
 Le autorità francesi, nel mese di gennaio, non ci hanno pensato due volte a fermare e sequestrare il peschereccio italiano “Mina” con tutti i danni economici per i proprietari della barca, diretti ed indiretti, derivanti da questa vicenda, sia per la cauzione che è stata pagata per il rilascio, sia per il mancato incasso del pescato.
A seguito dell'accaduto, ci sono state delle interrogazioni parlamentari che hanno fatto scoprire l'esistenza di un accordo internazionale bilaterale, tra Italia e Francia, già ratificato da Parigi,ma non ancora da Roma, tenuto fino ad ieri segreto all'opinione pubblica italiana, siglato il 21 marzo 2015 all'Abbaye aux Dames de Caen, in Basse – Normandie, dal Ministro degli esteri francese Fabius e da quello italiano Gentiloni per la cessione di porzioni di mare alla Francia al largo della costa sarda, verso la Corsica, guarda caso, proprio quelle aree notoriamente più pescose.
Precisamente, l'accordo per la ridefinizione dei confini marini fra Italia e Francia, prevede la cessione di mare ai Transalpini in cambio di altre aree marine. In particolare, la “Fossa del Cimitero”, (dove è stato fermato il peschereccio ligure) e un pezzo di mare al Nord della Sardegna, vanno alla Francia (sul versante settentrionale della Sardegna, il limite della Corsica passa, addirittura, dalle 12 miglia ad oltre 40 miglia), e, in compenso, l'Italia amplia la sua sovranità marittima nel Canale di Corsica, al largo delle isole d'Elba e di Capraia.
Tutto ciò è avvenuto senza la necessaria approvazione del Parlamento italiano e senza consultare le Regioni interessate.
I nostri confini sono cambiati, abbiamo perso decine di miglia di acque territoriali al largo delle coste della Liguria e della Sardegna. E forse anche in altre coste di cui ancora non sappiamo nulla. Non per un fenomeno geologico o per un atto ostile da uno Stato straniero. Della cessione di acque territoriali non è stato informato il Parlamento. E questo è un vulnus gravissimo per le nostre regole democratiche. L’Italia non è un PAESE con un uomo solo al comando, quanto meno non ancora nella situazione dove un dittatore può decidere di cedere ad un altro Stato un pezzo del proprio territorio. E una cosa del genere non avverrebbe neppure in nessuna delle monarchie occidentali, dove il re o la regina informerebbero certamente il primo ministro e il Parlamento chiedendo loro di esprimersi in proposito.
 STRANA QUESTA EUROPA CHE PRIMA ELIMINA LE BARRIERE FRA GLI STATI CON IL PRETESTO DEL LIBERO COMMERCIO E LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI E DELLE GENTI E NEL CONTEMPO PERMETTE ALLA FRANCIA IL CONTROLLO SULLE ACQUE MARINE PROLUNGANDO I CONFINI  DELLE ACQUE TERRITORIALI A DANNO DEL NOSTRO BEL PAESE. CHISSA’ SE POI FARANNO PAGARE UN BIGLIETTO D’INGRESSO ALLE NAVI CHE  DOVRANNO TRANSITARE PER QUELLE ACQUE?    


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